19/05/2012

Natuzza di Paravati che parlava con la Madonna e gli Angeli

Paravati è la frazione più popolosa e attiva del comune di Mileto con circa 3000 abitanti, nella provincia calabrese di Vibo Valentia. L'attuale centro abitato, si estende su un insieme di colline dolcemente ondulate ed è attraversato dalla Statale 18 Salerno - Reggio Calabria. Il centro storico di Paravati risulta caratterizzato da 3 rioni: "la lupa" esposta al sole di mezzogiorno, "la marina" da dove si porge lo sguardo verso il porto di Gioia Tauro e "la chiesa vecchia". Il 23 Agosto 1924 nasce Natuzza Evolo, avvolta da un mistero che oggi gratifica la storia di Paravati. A 20 anni sposa il compaesano Pasquale Nicolace nella chiesa Santa Maria degli Angeli. La giovane coppia va ad abitare in una povera casetta, testimone silenziosa di visioni, colloqui, canti, messaggi dell'aldilà, Natuzza viene definita "la radio che trasmette dalla dimensione dell'eterno". Nonostante i fenomeni, Natuzza diventa madre di 5 figli, oggi felicemente sposati. La vita di Natuzza è semplice e umile, povera e nascosta, ma allo stesso tempo straordinaria, per il nascere e crescere di alcuni fenomeni di cui lei è ignara spettatrice e docile strumento. Natuzza non è mai andata a scuola, non sa leggere né scrivere. Fin da bambina ha il dono della bilocazione e di parlare con l'angelo custode, un bambino di otto nove anni che la guida e la consiglia nel dare risposte che solo una persona colta potrebbe dare. Vede Gesù, la Madonna, San Francesco di Paola, Padre Pio e altri santi. Vede i defunti e conversa con loro, ha sudorazioni ematiche più evidenti durante la Quaresima con l'aggiunta delle stimmate che si trasformano, a contatto con bende o fazzoletti, in emografie : testi di preghiera in varie lingue, calici, ostie, Madonne, cuori, corone di spine. Fin da ragazza Natuzza capì che la sua missione è di dare una parola di conforto alla gente. Così la sua casa in tutti questi anni ha visto migliaia di persone passare da lei affidandole sofferenze, angustie, invocando conforto e luce. E lei, facendosi carico delle loro sofferenze, da a tutti una parola di conforto, di speranza e di pace, una risposta certa, il sorriso e la gioia.

Il mio testamento spirituale

"Non è stata una mia volontà - lo sono la messaggera di un desiderio manifestatomi dalla Madonna nel 1944. quando mi è apparsa nella mia casa, dopo che ero andata sposa a Pasquale Nicolace. Quando l'ho vista, le ho detto "Vergine Santa. come vi ricevo in questa casa brutta?" Lei mi ha risposto: "Non ti preoccupare, ci sarà una nuova e grande chiesa che si chiamerà  Cuore  Immacolato di Maria Rifugio delle anime  e una casa  per alleviare le necessità di giovani, anziani e di quanti altri si troveranno nel bisogno". Allora ogni volta che io vedevo la Madonna, le chiedevo quando ci sarebbe stata questa nuova casa, e la Madonna mi rispondeva: "Ancora non è giunta l'ora per parlare". Quando l'ho vista nel 1986 mi ha detto: "L'ora è giunta". Io, vedendo tutti i problemi delle persone, che non c'e posto dove ricoverarle, ho parlato con alcuni miei amici che conoscevo e con il parroco don Pasquale, e allora loro stessi hanno formato questa Associazione. L'Associazione è per me la sesta figlia, la più amata. Allora ero decisa a fare un testamento. Lasciai stare pensando che forse ero una pazza. Invece adesso ho riflettuto per volontà della Madonna. Tutti i genitori fanno testamento ai loro figli ed io lo voglio fare ai miei figli spirituali. Non voglio fare preferenza per nessuno, per tutti uguale! A me questo testamento sembra buono e bellissimo . Non so se a voi piace. In questi anni ho appreso che le cose più importanti e gradite al Signore, sono l'umiltà e la carità, l'amore per gli altri e la loro accoglienza, la pazienza, l'accettazione e l'offerta gioiosa al Signore di quello che mi ha sempre chiesto per amore suo e delle anime, l'ubbidienza alla Chiesa. Ho avuto sempre fiducia nel Signore e nella Madonna. Da loro ho ricevuto la forza di dare un sorriso e una parola di conforto a chi soffre, a chi e venuto a trovarmi e a posare il proprio fardello che ho presentato sempre alla Madonna, che dispensa grazie a tutti quelli che hanno bisogno. Ho imparato anche che é necessario pregare , con semplicità, umiltà e carità, presentando a Dio le necessità di tutti, vivi e morti . Per questo la "Grande e bella casa" dedicata al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, sarà innanzitutto casa di preghiera rifugio di tutte le anime, luogo per riconciliarsi con Dio, ricco di misericordia, e per celebrare il mistero dell'Eucarestia. Ho sempre avuto un'attenzione particolare per i giovani, che sono buoni ma sbandati. Che hanno bisogno di una guida spirituale, e di persone, sacerdoti e laici,. che gli parlano di tutti gli argomenti. meno di quelli del male. Datevi con amore, con gioia, con carità e affetto per amore degli altri. Operate con opere di misericordia. Quando una persona fa un bene ad un'altra persona non può rimproverarsi il bene che ha fatto, ma deve dire: "Signore ti ringrazio che mi hai dato la possibilità di fare il bene" e deve ringraziare anche la persona che le ha permesso di fare il bene. E' un bene per l'una e per l'altra. Sempre si deve ringraziare Dio quando si incontra l'occasione di poter fare del bene. Così penso che dobbiamo essere tutti e in particolar modo coloro che vogliono dedicarsi all'Opera della Madonna, altrimenti non ha valore. Se il Signore vorrà, ci saranno sacerdoti, ancelle riparatrici e laici che si dedicheranno al servizio dell'Opera e alla diffusione della devozione al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime. Se volete accettate queste mie povere parole perché sono utili per la salvezza della nostra anima. Se non vi sentite, non abbiate timore perché la Madonna e Gesù vi ameranno lo stesso. Io ho avuto sofferenze e gioie e ne ho ancora: ristoro all'anima mia. Rinnovo il mio amore per tutti. Vi assicuro che non abbandono nessuno. Voglio a tutti bene. E anche quando sarò dall'altra parte, continuerò ad amarvi e a pregare per voi. Vi auguro che siate felici così come sono io con Gesù e la Madonna".

Natuzza Evolo, 11 febbraio 1998.

Natuzza, la fondazione e i cenacoli di preghiera 

"Non è stata una mia volontà - ricorda Natuzza. Io sono la messaggera di un desiderio manifestatomi dalla Madonna nel 1944 quando mi è apparsa nella mia casa, dopo che ero andata sposa a Pasquale Nicolace. Quando l'ho vista, le ho detto "Vergine Santa, come vi ricevo in questa casa brutta?" Lei mi ha risposto: «Non ti preoccupare, ci sarà una nuova e grande casa per alleviare le necessità di giovani, anziani e di quanti altri si troveranno nel bisogno e una grande chiesa che si chiamerà Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle anime»". Così il 13 maggio 1987, su ispirazione di Natuzza e con l'assenso del Vescovo di Mileto – Nicotera - Tropea, Mons. Domenico Cortese viene costituita l'Associazione denominata "Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime", che successivamente diviene Fondazione di religione e di culto, approvata con decreto dal Vescovo, civilmente riconosciuta dal Ministero dell'Interno dello Stato Italiano e annotata al n. 140 del Registro delle Persone Giuridiche presso la Prefettura di Vibo Valentia. In quanto iscritta al al n° 379 del Registro Regionale di Volontariato, la Fondazione è una ONLUS. Lo spirito che guida nel suo essere e in ogni suo operare la Fondazione, è costituito dalla volontà di Natuzza, manifestata nel suo testamento spirituale. Con l'acquisizione di terreni e vecchi fabbricati radicalmente ristrutturati, la Fondazione da vita a un primo insediamento operativo e sede della stessa: il Centro Anziani "Mons. Pasquale Colloca" e in seguito al Centro Servizi alla Persona "San Francesco di Paola", in fase di completamento. Per volontà di Natuzza e sotto sua indicazione viene realizzata la Statua del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime. "La Madonna - racconta Natuzza - è bellissima! Mi appare molto giovane, come una ragazza di 1516 anni, vestita di bianco, con la pelle scura, sollevata da terra e tutta piena di luce: «Io sono la Mamma tua e di tutto il mondo. Io sono il Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime»". La statua la rappresenta con le braccia aperte, leggermente inclinata in avanti come una mamma che si piega ad accogliere il figlio. Ed è in nome e per volontà della Madonna, venerata sotto questo titolo, che nascono i Cenacoli di Preghiera, riconosciuti dal Vescovo e diffusi in Italia e nel mondo. Ogni anno migliaia di fedeli si ritrovano a Paravati per festeggiare solennemente il Cuore Immacolato di Maria rifugio delle Anime. E la Madonna, rinnova il suo accorato invito a moltiplicare i Cenacoli per la conversione delle anime, per la riparazione dei peccati e la pace nel mondo.

Natuzza e la Chiesa

Eppure, in un passato ormai lontano, l'atteggiamento della Chiesa non era favorevole a Natuzza. Anche lei, purtroppo, come Padre Pio e altre personalità mistiche, nel 1940 ha subito la sfortuna di una "diagnosi a distanza" di padre Agostino Gemelli, che, pur non avendola mai incontrata, l'ha bollata ugualmente come isterica. Gemelli consigliava al vescovo Paolo Albera di tenersi lontano, indifferente, sostenendo che in questo modo i suoi fenomeni sarebbero svaniti. Svanirà invece la prudente diffidenza delle autorità ecclesiastiche, di fronte all'"ottima impressione" ricevuta dalla vita umile, povera e obbediente di Natuzza. Come ha detto, dopo averla conosciuta, un gran fustigatore dei costumi come il gesuita padre Bartolomeo Sorge, ex direttore de «La Civiltà Cattolica», «l'umiltà, se uno ce l'ha, traspare anche se sta zitto. Se uno non ce l'ha, anche se dice ad alta voce "sono umile", si capisce che è un gran superbo. Natuzza è un'anima umile e questo è il segno della presenza di Dio... Il secondo aspetto che mi ha colpito davvero molto è la sua preghiera, lo spirito di adorazione e di amore che questa donna offre al Signore. Quando questi due elementi vanno insieme, si può stare tranquilli che c'è un'opera di Dio sostanziale». Il nuovo vescovo di Mileto, monsignor Domenico Tarcisio Cortese, più volte ha espresso pubblicamente il suo giudizio estremamente positivo su Natuzza, sottolineando come sia «una donna di pazienza, di grande fede, che obbedisce alla Chiesa e non si è mai lasciata strumentalizzare dal denaro, non ha mai ceduto a questa tentazione che avrebbe potuto renderla miliardaria, con le folle che vanno da lei... Natuzza non costituisce un problema per la Chiesa, il problema è semmai la gente che va da Natuzza, perché spesso le chiedono di tutto e di più. Io penso che la maggior parte delle persone escano dalla sua casa con una serenità di spirito che non facilmente si ottiene andando dai padri spirituali. E quindi una persona che va molto rispettata».

La Madonna ha un progetto per noi: La Villa della Gioia 

In questi anni Natuzza ha parlato del grande progetto che la Madonna ha preparato per noi. Si chiama "La villa della gioia". La Madonna le ha fatto vedere e visitare come fosse già realizzato. Nella Villa della gioia c'è l'attuale Centro Anziani "Mons. Pasquale Colloca" e il Centro Servizi alla Persona "San Francesco di Paola in fase di completamento. In futuro ci sarà il Centro "Ospiti della speranza" per malati terminali, con annesso "Villaggio del Conforto", che servirà ad ospitare i familiari degli ammalati. Questo Centro attraverso il "Viale della Misericordia" porterà al grande complesso dedicato alla riabilitazione, dal nome "Recupero della speranza". Il tutto, attraverso il "Viale della salvezza" porterà alla chiesa dedicata al Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime. La grande e bella chiesa ha la forma di un grande cuore aperto, il cuore della Madonna, rifugio di tutte le anime, e dentro un piccolo cuore, il cuore di Natuzza che nel suo grande amore ci porta a Gesù, a Maria, ai fratelli. Avrà una capienza di 3.000 posti a sedere e un piazzale che potrà contenere fino a 15.000 persone. E' il grande desiderio della Madonna e di Natuzza. Il 30 maggio 2006 Natuzza ha dato inizio ai lavori del primo lotto della grande e bella chiesa, con la prima colata di cemento.

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18/05/2012

SALVE REGINA

Salve, Regína,
Mater misericórdiæ,
vita, dulcédo et spes nostra, salve. 
Ad te clamámus,
éxsules filii Evæ.
Ad te suspirámus geméntes et flentes 
in hac lacrimárum valle.
Eia ergo, advocáta nostra,
illos tuos misericórdes óculos
ad nos convérte.
Et Iesum benedíctum fructum
ventris tui,
nobis, post hoc exsílium, osténde.O clemens, o pia, o dulcis Virgo María!

 

Della liturgia della Chiesa latina l'enciclica "Ad coeli reginam" ricorda "l'antica e dolcissima preghiera: "Salve, Regina", le gioconde antifone "Ave, o Regina dei cieli", "Regina del cielo, rallegrati, alleluia", le litanie lauretane, il quinto mistero glorioso del Rosario. Tra queste preghie­re emerge la "Salve, Regina", provvista di particolari doti che l'hanno fatta sentire attuale in ogni tempo e ne assi­curano la popolarità anche per il più lontano futuro.

La storia

Per quanto si sia cercato, non si è ancora riusciti a individuarne l'autore. Si è pensato al vescovo spagnolo Pietro Martinez (+ 1000), al vescovo francese Ademaro (+ 1098), uno dei capi della prima crociata, all'italiano An­selmo di Lucca (+ 1086), al monaco tedesco benedettino Ermanno Contratto (+ 1054), ma senza arrivare a una certezza. Non si esclude che più di uno abbia messo mano a perfezionare questa preghiera. Si dice, per esempio, che quelle che sono oggi le parole di chiusura siano di san Bernardo che le avrebbe pronunziate la vigilia del Natale 1146 nel Duomo di Spira (Germania) rispondendo, in qualità di Delegato Apostolico, al popolo che lo aveva acclamato con il canto della "Salve, Regina" e facendo tre genuflessioni là dove poi sono state poste in ricordo tre lastre di bronzo. Pare anche che la parola iniziale "Ma­dre" sia stata inserita da san Carlo di Bloiss (s,h 1364). E' accertato comunque che la copia di "Salve, Regi­na" più antica è del secolo undicesimo ed è dell'abbazia benedettina di Reichenau (presso il lago di Costanza). Grazie a san Bernardo (+ 1153) e all'abate Pietro il Venerabile (+ 1156) la preghiera si diffuse nei monasteri dei diversi Ordini Religiosi del medioevo, e poi anche in mezzo ai fedeli. Pare che la preghiera dovesse servire ai crociati. Papa Giovanni XXII (+ 1334) concesse alla recita della "Salve, Regina" l'indulgenza di quaranta giorni. Si usava dirla la sera, immancabilmente il sabato sera, anzi in chiesa era una cerimonia a sè stante. Precisamente in oc­casione di questa cerimonia nasceva già dal 1600 l'abitu­dine di dare la benedizione del Santissimo Sacramento mostrando ai fedeli l'Ostia consacrata, in risposta alle pa­role che chiedono a Maria di mostrarci Gesù. E' anche certo che venivano rilasciate notevoli som­me di denaro perché questa funzione, recita della "Salve, Regina" e benedizione con l'Ostia, venisse introdotta nel­le diverse chiese. Per quanto pochi e fiacchi, non mancarono i nemici della "Salve, Regina". "I protestanti nel 1500 e i gianseni­sti nel 1600 insorsero contro di essa per togliere, per esempio, la parola "vita" applicata alla Madonna ritenen­dola troppo contraria al prestigio di Cristo. Arrivarono a dire che era peccato mortale recitare la "Salve, Regina". Si oppose a loro una associazione che si proponeva non solo di difendere ma anche di diffondere il più possi­bile la preghiera, all'insegna del versetto rivolto alla Ma­donna: "Degnami di lodarti". San Pier Canisio (+ 1597) e sant'Alfonso Maria dei Liguori (+ 1787) scrissero dotti e fervorosi commenti alla "Salve, Regina", anzi su di essa sant'Alfonso compose la parte principale della sua opera "Le glorie di Maria". Anche valenti musicisti misero in note la "Salve Regina": basti ricordare Pergolesi (+ 1736), Coccia (4 1873), Verdi (+ 1901), Perosi (+ 1956). Ancora oggi, come da almeno sei secoli, l'uso di questa preghiera e universale in tutta la Chiesa. Anche oggi, per esempio, conclude la recita del Rosario.

La composizione

Sono riconoscibili nella "Salve, Regina" tre parti che si possono distinguere come introduzione, corpo e con­clusione. L'introduzione è nelle parole: "Salve, Regina, Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve".

La prima parola "Salve" indica un saluto, un augu­rio, un compiacimento, un omaggio; e richiama istintiva­mente alla memoria l'iniziale Ave che annuncia l'Ave Ma­ria.

La seconda parola "Regina" è il titolo che la pre­ghiera vuol mettere in evidenza. E ciò è tanto più signifi­cativo quanto più si pensa che era citato sì ma non studia­to, nel tempo in cui nasceva questa preghiera.

La terza parola o meglio espressione "Madre di mise­ricordia" preannuncia già i motivi che saranno sviluppati nelle invocazioni seguenti. Dopo la considerazione della regalità segnata dal termine precedente potrebbe, nascere nell'animo un certo senso di soggezione, e perciò ecco; subito a dissiparlo la precisazione consolante di Madre e Madre di misericordia riferita alla Regina. Non si pensa più a una Donna seduta in trono e incoronata di gemme, ma stringente al seno un bambino.

Incalzano poi le parole: "vita, dolcezza e speranza nostra". Tre sostantivi carichi di significati, il più forte dei quali è messo al primo posto come per sottolineare l'urgenza del sentimento più sentito e più meritevole di essere espresso: cioè non si può vivere senza Maria, come non si vive senza aria, senza sangue, senza respiro. E quel possessivo "nostra" ancor più carico di affetti! Chi prega non è uno solo; anche se prega da solo, è con tutti come tutti sono con lui. Siamo una famiglia sola davanti a Ma­ria: fratelli tra noi e figli dinanzi alla medesima Madre. Da Lei la dolcezza, in Lei la speranza. Torna in mente il "nostro" che Gesù ha legato al "Padre" nella preghiera da Lui insegnataci. L'ultima parola è quella usata per prima: "Salve" come per riaffermare la gioia dell'incontro già avvenuto con  Maria attraverso la preghiera e più sentita man mano che passa il tempo. Insomma questa introduzione sembra uno squillo di tromba risuonante a gloria già. nella seconda parola "Regi­na" e pur placantesi in tenerezza; nella terz'ultima parola "speranza", uno squillo aperto e chiuso con la medesima nota. Il corpo della preghiera comprende due parti: una costatazione e una domanda. La costatazione dice alla Regina: "A Te ricorriamo, esuli figli di Eva; a Te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime". Con queste parole esprimiamo due concetti: lo slancio della nostra fiducia in Lei, "A Te ricorriamo", e i titoli della nostra miseria, "esuli ... gementi e piangenti". Confessiamo cioè il nostro stato di bisogno e di dolore nelle due manifestazioni più pietose e più capaci di attirare misericordia: l'esilio e il pianto. Dimo­strando così un senso molto umano e una concretezza molto realistica; dettatici dalla lunga triste esperienza, riconosciamo la nostra vera situazione e apriamo nel mi­gliore dei modi la via alla domanda che dobbiamo rivolge­re alla Regina. La domanda chiede: "Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e mostraci - dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del tua seno". Nominiamo a questo punto – quello che ci preme più di tutto - non più la Regina e nemmeno la Madre di misericordia, ma l'Avvocata. E’ il terzo titolo nel breve volgere di poche parole alla medesima Persona, vero come gli altri due. L'Avvocata è quella che difende gli accusati. E gli accusati siamo noi. Non abbiamo avuto il coraggio di dirlo prima. Prima ci è sembrato sufficiente dire solo quanto siamo miserabili per il fatto di essere gementi e piangenti. Ma c’è di peggio. Siamo anche accusati. Accusa­ti perchè colpevoli. Accusati, dalla giustizia del Re, colpe­voli di troppi peccati. Non osiamo dirlo esplicitamente, ma Lei l'ha già capito. Ci difenda adesso concedendoci due grazie.

La prima è: "Rivolgi a noi quegli occhi tuoi miseri­cordiosi". Si, gli occhi! I suoi occhi. Occhi come i nostri. Quelli vedono e sanano. Ci bastano. D'altronde non meri­tiamo di più. E a Lei non occorre che si parli o si muova. E' così potente che basta il suo sguardo a ottenere quello che vuole.

La seconda grazia è: "Mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del tuo seno". Quale balzo in avanti, fin dentro l'eternità che verrà dopo questo esilio, fino a Gesù, che è il frutto del suo seno e dev'essere il frutto della nostra conversione! Un balzo, di colpo! Si vede che la fiducia è aumentata in chi prega. Un balzo da fare con Lei perché riesca. E Lei ci mostrerà il suo Gesù, come già ai pastori, ai magi, a Simeone, ad Anna.

Questo corpo della preghiera non continua io squillo di tromba suonato nell'introduzione, ma si estende più lungamente come un sommesso singhiozzo. E' ovvia la differenza. L'introduzione era tutta rivolta alla Regina e non poteva essere che festa, mentre il corpo è diretto quasi tutto a noi e non può essere che lutto. Un lutto però raddolcito dal riflesso che si sprigiona dall'Avvocata e dà il tono alle ultime invocazioni.

La conclusione è tutta in cinque parole: "O clemen­te, o pia, o dolce Vergine, Maria", e in un crescendo continuo di valori. Si parla di nuovo di Lei, e solo di Lei, e ritorna la festa. E la chiusura in bellezza; l'ovazione finale, l'entusiasmo portato al massimo in quel "Vergine" aggiunto al "Madre" detto poco prima, per ricordare le due possibili grandezze della donna riunire eccezzional­mente in questa Regina che si sta pregando e solo in Lei; ed entusiasmo esplodente, nell'ultima parola: un nome mai detto prima, sebbene sembrasse il primo da doversi dire, e ora messo qui a suggello della preghiera; nome proprio di Persona, nome che dice tutto: Maria. La Regi­na è Maria.

Le caratteristiche

La "Salve, Regina", pur chiamando la Madonna con il titolo regale, non si preoccupa affatto di spiegarlo, ma insinua dolcemente questo pensiero: Maria è Regina non perchè si goda da sola la sua grandezza, ma perchè la metta tutta a nostro servizio. E' un pensiero cristiano che la Madonna è la prima ad accettare, perchè vuole vera­mente usare della sua autorità soltanto per il nostro bene. Confrontata con l'Ave Maria, alla cui composizione hanno collaborato cielo e terra, cioè l'Angelo Gabriele, santa Elisabetta e la Chiesa, la "Salve, Regina" è certamente meno teologica ma, in compenso, è più umana perchè più vibrante di esperienza terrena, più proporzio­nata alle varie situazioni della vita, più vicina ai bisogni del cuore. Per questo è tanto popolare, nonostante che sia più lunga dell'Ave Maria e meno facile da ritenere a me­moria. E' gustata sopratutto come preghiera della sera, cioè del tempo più raccolto e più religioso della giornata, per quel senso di commozione e di speranza che circola nelle sue invocazioni. E si presta ad essere cantata. Non è vera poesia, ma ha con il suo ritmo un andamento sinceramente poetico. - Era cantata di sera, nei secoli passati, dai marinai; oggi è cantata dai benedettini, cistercensi, carmelitani, trappisti, domenicani e altri, come ultima preghiera della giornata. Ed è un rito solenne. Il canto comincia in chiesa, prose­gue lungo i corridoi del convento e termina nelle celle dei monaci. Quei cento carmelitani che furono uccisi dai saraceni sul monte Carmelo nel 1291, affrontarono il martirio can­tando la "Salve, Regina". San Vincenzo de' Paoli ( + 1660) determinò la con­versione del suo padrone, a Nizza, con il canto di questa preghiera. Nell'Ordine Domenicano si canta la "Salve, Regina" ad ogni frate che muore. Il Domenicano P. Vincent Mc. Nabb la cantò al morente Gilbert Chesterton (sh 1936).

07:02 Scritto da: sacerdoti19 in Mariologa | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

17/05/2012

My brothers and Sisters

Today I am sharing with you a subject which is not attractive. But so necessary and important to deal with:

 “The Temptations.”

There is, in the definition of a temptation, two very important aspects to look into. There is falsehood, hidden in the way the temptation presents itself. Then there is an apparent goodness. The Latinists say to the victim of a lie: “In Cauda Venenum.” “Watch out,” they say, ‘the apparent good presented by a temptation will bring you into a bad end. “That is, to say, you will feel the pinch of the choice you have made only in the end” In Cauda Venenum.”

         One can observe the tormented mind of Cain, who thought he would have a joy, if his brother, a competitor in goodness disappear in the human scene. But he made a mistake. God’s advice to Cain: “Why are you angry and downcast? If you are doing right surely you ought to hold your head high! But if you are not doing right, sin is crouching at the door hungry to get you. You can still master him!” How kind God is, following a sinner up to this stage, making appeal to His own creature, respecting his freedom. Without paying attention to God’s words, Cain is totally overcome by the envy and hatred he had against the goodness of his brother Abel.

         With falsehood in his mind, he apparently shows a kind hand: “Let us go out.” Abel thought he was invited just to take a walk. He did not want to disappoint his brother. But as soon as “they were in the open country, Cain killed his brother Abel.” (Gen. 4: 5- 8).

         A temptation by nature is a lie, though usually presented with beautiful words: “An invitation to take a walk.” How kind the words of Cain sounded to Abel. His elder brother invites him to take a walk. How nice they looked as a good pair of two loving brothers. While in the heart of Cain was hidden wickedness.

The Lie Goes on.

         God knowing everything, since Abel was stamped in God’s heart, when he created him, as soon as he was killed, it seemed as if a light went out in God’s presence. It was Abel who was killed. He was no more alive on earth. He traced this light which had disappeared. Certainly it was the first human death, “Abel was dead.” God took the trouble to simply ask the question: “Where is your brother Abel?” Here again the lie continues: “I don’t know, Am I my brother’s guardian?” An arrogant answer, full of pride.

         This same God who had been so far kind and gentle, turns out to be an authority, and shows Cain that He is not an object of jokes: “Listen! Your brother’s blood is crying out to me from the ground. Now be cursed and banned from the ground that has opened its mouth to receive your brother’s blood at your hands. “Only then did Cain know that God was a witness of his crime. Because He had been talking to him, persuading him not to carry out the evil plan. Only then when God showed that human life is stamped in His palms. Everyone of us is every minute before Him.

         In the way God treated Cain, no human being can do the same. Cain became so afraid that he was likely to be killed, if God did not forgive him. “A reckless wanderer you will be on earth.” He pleaded for forgiveness to God for fear that he too would undergo a violent death. God replied: Very well then, replied, Yahweh, whoever kills Cain will suffer a sevenfold vengeance.” (Gen.4). Only God can forgive a proud sinner as evil as Cain was.

         The family quarrels, if we want to come down to practicals, are terrible temptations. We are talking of divorces, but they do not end only in words in the court, the two in many cases live on hating one another for the rest of their life. The habit of humiliating a wife before her own children, the wife lives under pressure of terrible temptations.

         To end the family quarrels in the family, this took place in one family. The woman was a slave of the husband, regardless of the beautiful children they had together. She was forbidden to do nothing without the husband’s knowledge. Whatever she did should be approved by the husband. When there was a game of foot-ball, she was lacked in. A slave in every way, possible.

         She one day made up her mind to revenge in a big way. She bought gallons of petrol. At night, when the husband was asleep, she poured all the petrol on him, and set a match to burn him to death. This fact grew up in her heart for a long time, till one day she decided what she did. She gave in to the temptation of homicide.

         It is not overnight that such incidents happen. The same thing happens to those who steal. They begin stealing little by little. As long as they are not caught, they feel safe, and continue to steal. In some people the temptations have made a home. They are living lies. They have stealing as a habit, and their consciences do not any more react through remorse. So are many other habitual sins.

The temptations of Jesus.

         What audacity the devil has. He gives orders to Jesus, the son of God, Himself God. He had just finished His fasting of 40 days and forty nights. The Bible says, then He felt hungry. The devil does not give Him food. He is ordering Him to provide food for Himself. He says: “If you are the son of God, tell these stones to turn into loaves. “How did the devil know that the first food He would like to have was bread? He makes orders and chooses the kind of food Jesus would have. Jesus gives the devil the right answer: “Human beings live not in bread alone but on every word that comes from the mouth of God.”

         The devil took occasion of the ease Jesus had, as he took Him as a play-thing. He took Him to the parapet of the Temple, on the roof of the Temple. Then He commanded Him, saying “He has given His angels orders about you, and they will carry you in their arms in case you trip over a stone.” The devil plays the goodness, which he completely lost when he disobeyed God. So Jesus just listens as to what next: “If you are son of God,” he said, throw yourself down for scripture says: “He has given his angels orders about you, and they will carry you in their arms in case you trip over a stone. “For what reason should Jesus do this thing? With a simple answer He says: “Do not put the Lord your God to the test.” The devil is happy as he plays tricks on Jesus. But it is Jesus who is playing tricks with the ignorance of the devil. He is by far superior to the devil.

         Then comes the last temptation. Jesus is ever calm. He is as well looking at the temptations as means to teach the devil that he is wrong in every way.

         He takes Him to a high mountain, where he shows Jesus “all the Kingdoms of the world,” and in the end the devil asks the impossible to Jesus: “If you fall at my feet and do me homage. I will give you all these. “Finally Jesus has overcome all the temptations, and He shows the devil who He is: “Away with you, Satan? For scripture says: “The Lord your God is the one to whom you must do homage, Him alone you must serve.” (Matt. 4: 7-10)

         With a temptation we fool ourselves. We pretend to be clever, when we are stupid. That is why we acknowledge our stupidity, when we show it with shame and shyness. This shame diminishes our reputation among those who had a high opinion of us. All these are the consequences of temptations, which are hidden before we actually commit the crime.

The Power of the “Our Father.”

         “Forgive us our sins as we forgive those who offend us.”

         I was young, only 26 years old. A major seminarist on probation. It was the tradition of the priestly formation to spend one year before priestly ordination on a year of probation. It was a taste for pastoral work. I preached, I counseled, and did all that I was told to do, and I did it with a gusto: 1956.

         A day came, when my pastoral experience was put to trial. A marvelous man, a husband with six children from his lovely wife. One day the woman left him with the six beautiful children. Because he used to beat his wife, and sometimes threatened his wife to kill her with a gun. It was too much for the woman, a mother of six children. No more further patience and tolerance. She left the home, and the six children. She went to her brother’s home, where she was welcomed with open arms. The case reached the mission. The superior handed over the case to me. With no priestly experience, the Our Father came into my mind: “Forgive us our sins as we forgive those who offend us.”

         The brother decided no more exposing her sister to the death by a gun. The husband this time had to face the arguments of a man like him. He remained adamant, and demanded the impossible. There was no other solution than keep his sister at home. The husband saw light in the arguments presented by the brother of his wife. The feathers of his pride were plucked. He had no choice than to ask pardon for all that he had been doing to his wife. Humiliated to the last degree, the offended family asked the husband to swear before them that he will not beat his wife any more.

         Then I came in, appealing to both husband and wife to forgive each other. I too demanded a swearing before us all that the husband will no more use the gun to threaten his wife, nor to fight any more, to the scandal of the children.

         Then to both of them as Christians I quoted the words of Jesus in the Our Father: “Forgive us our trespasses as we forgive those who trespass against us.” I did the same to the members of the family. The temptation of both homicide and divorce were overcome, by both the counseling of the family, and the reminding of both of them and their families to the invitation to live the words of the Our Father, and put them into practice.

         The temptations dim the light of goodness in our consciences. Of course then darkness comes in. All is blurred. Finally we do what we normally don’t do, which leads us into error. If unfortunately no one shows another way to solve the problem, then we fall into error, sometimes with consequences which make us pay, sometimes even with our own blood, committing suicide, believing that no one will understand us.

         I have treated temptations on a high level. But temptations surround us wherever we are. Hence Jesus says: “If you want to be my disciple, take up your cross and follow me.” It was on the cross where He felt abandoned by the Heavenly Father. However, He immediately offered a prayer: “Why have you abandoned me.” Then He said a short prayer: “Not as I will, but thy will be done.”

Personal Struggle with a Temptation

         I am not ashamed to share with you my own spiritual experience. I was one day very annoyed. To use the word “annoyed” is only a way to soften what I underwent. I often ran to Jesus in the Eucharist, exposed in our private chapel. As if He did not exist, and as if He was not before me, this day I decided to do what I believed was right. I decided to make up my mind once for all; otherwise, everyone will continue to pull my legs.

        Looking deep into myself, I have hated any form of weakness of Character. Instead of remembering, “Forgive them, for they know not what they do,” on that day these words were kept away from me. I decided to uphold my personality and character.

        Time past, the heat of anger was increasing in me. I had received too much of a big blow to be brushed away as easily by the recitation of “Forgive us our sins as we forgive those who have offended us.” I went back deeper into my heart, and neutralized myself. I mean that I disarmed myself, and behaved as if nothing had happened. I heard the inner voice from my tormented conscience: “Have you ever thought of sharing your problems with Me? Why not leave it to Me, and I will see what I can do.” It was the Lord Jesus speaking within me.

        I never looked as stupid as I became aware of my stupidity on that day. Suddenly I found myself without the devilish reasoning on my personal rights downtrodden as I had believed. The fixed figure in me of the one who offended me disappeared. The next time we met no more that story between us came from the lips of anyone of us. What a shame to my own personhood. I am convinced that my Guardian Angel became desperate when he saw me no more accepting what I had so often taught others: “Forgive us our sins, as we forgive those who sin against us.”

        This is not fiction. I learnt a lesson. How we can believe in our own spiritual stability, just to find ourselves overnight we are no more what we believe we were. I often call upon God, and speak with Him from within me. However, where did He go on this day? Then came the words of Jesus: “Without me you can do nothing.” It is true, without You, I could not do any good. I was determined to do evil, with the consequences, though dreadful as I saw them coming, but all shrouded in my pride and selfishness.

        It was Jesus who was tormented in me. It was the sufferer in me who offered His service to me by saying: “Have you ever thought of sharing your problems with me? Why not leave it to me, and I will see what I can do.” He wiped away from my memory all the bitterness I had. It is as if nothing has happened. God is great. He is love.

 

14th, May, 2012                                     

Yours Sicerely,
 
Archbishop E. Milingo
Patriarch of Africa

07:11 Scritto da: sacerdoti19 in Emmanuel Milingo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook